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20 Aprile 2024
DOLORE PELVICO CRONICO/CISTITE INTERSTIZIALE E OSSIGENOTERAPIA IPERBARICA

Cosa è il dolore? tutto ciò che fa male. L. ALLEGRETTI

 

Il Dolore Pelvico Cronico o Cistite Interstiziale

La Cistite Interstiziale (CI), conosciuta anche come sindrome del dolore vescicale (Bladder Pain Syndrome – BPS), sindrome della vescica dolorosa (Painful Bladder Syndrome – BPS) o sindrome della vescica ipersensibile (Hypersensitive Bladder Syndrome – HBS), è una condizione invalidante la cui eziologia non è nota. E’ caratterizzata principalmente da dolore pelvico cronico, senso di tensione o di pressione a livello sovrapubico e dolore di origine vescicale correlato alla fase di riempimento del viscere e associato a sintomi quali: urgenza minzionale diurna, nocturia e disuria. I sintomi possono assomigliare a quelli di una cistite acuta batterica anche in assenza di infezione; i test e gli esami non rilevano malattie riconoscibili ma la sintomatologia può essere così severa da rendere la persona affetta inabile alla vita quotidiana relazionale, familiare, lavorativa. Fortemente compromessa risulta in molti casi la sfera psicologica: con riduzione dell’autostima e della sicurezza. La qualità della vita può diventare molto scadente, il rischio di depressione, perdita del sonno, ansia, stress, disfunzioni sessuali, attacchi di panico e difficoltà ad avere dei rapporti sociali normali, è molto elevato nei pazienti che soffrono di CI/BPS. L’International Continence Society (ICS), l’American Urological Association (AUA), la Society of Urodinamics and Female Urology (SUFU) e la European Society for the Study of Interstitial Cystitis (ESSIC), così come altre autorevoli società internazionali, definiscono la CI/BPS come “una spiacevole sensazione di dolore, pressione o disagio legata alla vescica e associata a sintomi del basso tratto urinario presente da almeno 6 settimane, in assenza di infezioni o di cause identificabili, caratterizzata da urgenza e frequenza minzionale, accompagnata da intenso dolore pelvico spesso localizzato alla vescica o all’uretra e da difficoltà di svuotamento vescicale che può arrivare fino alla ritenzione”. Nei casi più lievi i sintomi possono non essere presenti contemporaneamente e la sintomatologia può essere sfumata. Numerose patologie note, possono manifestarsi con medesimi sintomi pertanto, per poter porre la diagnosi di Cistite Interstiziale/Sindrome del Dolore Pelvico è necessario escludere, attraverso un definito iter diagnostico strumentale, le “malattie confondenti”. L’approfondimento diagnostico strumentale, come suggerito dall’ESSIC, consente, inoltre, di effettuare una vera e propria “classificazione/fenotipizzazione della BPS” in base all’aspetto cistoscopico ed istologico. Secondo tale Classificazione, in un sottogruppo di pazienti, è possibile riscontrare la presenza di aspetti endoscopici ed istologici specifici, anche se non patognomonici, che depongono per una infiammazione cronica della parete vescicale. In questo caso, secondo le più recenti acquisizioni, è giustificato parlare propriamente di CISTITE INTERSTIZIALE (IC). Ciononostante, anche in assenza di approfondimenti classificativi specifici, il termine IC risulta associato a quello di BPS, in quanto ad oggi è l’unico termine riconosciuto da parte dei diversi Sistemi Sanitari Italiani nell’ambito delle normative che regolano l’erogazione delle esenzioni dei pazienti affetti da malattie rare. Le strategie e l’approccio diagnostico-terapeutico raccomandati in questo documento sono supportati da criteri clinici “Clinical Principles” e dall’opinione di esperti “Expert Opinion” presenti nelle Linee Guida delle più autorevoli Società Scientifiche Internazionali, nonché da un processo di consenso di esperti regionali. Il documento è stato inoltre condiviso con l’Associazione Italiana Cistite Interstiziale in rappresentanza dei pazienti. E’ necessario considerare che le conoscenze sulla malattia sono in rapida evoluzione pertanto, le strategie terapeutiche richiederanno periodiche revisioni per garantire ai pazienti i più aggiornati standard di approccio diagnostico e di gestione clinica.

 

Ossigenoterapia iperbarica come terapia adiuvante 

Secondo le Linee Guida SIU (Società Italiana di Urologia) la somministrazione di ossigeno puro a 2 atmosfere in 20 o 30 sessioni giornaliere della durata di 60 minuti in camera iperbarica. Uno studio randomizzato (19) ha evidenziato un miglioramento nel 21 % dei casi non significativo verso placebo (0%). Un altro studio osservazionale (127) ha mostrato un miglioramento nel 64% dei casi, con persistenza del beneficio anche a 1 anno. Tuttavia il 29% di questi ha dovuto ripetere il trattamento dopo 1 anno. Gli effetti collaterali sono risultati frequenti, anche se reversibili, come le disfunzioni delle trombe di Eustachio e l’otite media essudativa. L’esiguità dei casi non consente per il momento di dare delle indicazioni precise sulla reale utilità di questa nuova modalità terapeutica.

Caso Clinico

Questo case report è solo osservazionale e divulgativo e non si sostituisce alla bibliografia scientifica vigente.

Ragazza di 32 anni, in anamnesi storia clinica positiva per Dolore Pelvico Cronico dal 2009; endometriosi in anamnesi.

15/10/15: esame istologico: “Intensa flogosi cronica….cistite interstiziale di Hunter” ( segue referto)

18/05/17: Visita specialistica urologica con Diagnosi di Cistite Interstiziale resistente e alle terapie mediche sistemiche e endovescicale. Consigliata terapia iperbarica

28/05/17: Visita specialistica medico iperbarica e programmazione di sedute di ossigenoterapia iperbarica (OTI)

Ragazza di 32 anni, in anamnesi storia clinica positiva per Dolore Pelvico cronico da 8 anni; endometriosi al momento senza alcuna terapia medica in atto.visita specialistica medico iperbarica in terapia medica specialistica urologica. Disturbi di ansia e corteo sintomatologico da sindrome da dolore pelvico.

12/07/17: Termina OTI e si rinvia a consulenza specialistica urologica per le indagini specifiche che riportano quanto segue: “Miglioramento della condizione endoscopica dopo terapia iperbarica”

 

CONCLUSIONI

La paziente dopo 8 anni di terapia medica sistemica e locale, associata a diagnostica specialistica attualmente è rimessa da patologia di ingresso. Continua la terapia medica con dosaggi modificati associando un programma nutrizionale ed integrazionale (simbiotici) mirato. La stessa, riprenderà ciclo OTI così come consigliato dallo specialista urologo di fiducia.

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