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10 Aprile 2026
OSSIGENOTERAPIA IPERBARICA E "RINGIOVANIMENTO BIOLOGICO"

Negli ultimi anni si parla sempre più di biological aging: non solo l’età anagrafica, ma la “storia biologica” di cellule e tessuti misurata tramite biomarcatori. Un post divulgativo di Aviv Clinics sostiene che, per la prima volta, l’ossigenoterapia iperbarica (HBOT) avrebbe dimostrato di “invertire l’invecchiamento biologico” nell’uomo. Vale la pena capire cosa c’è dietro questa affermazione: lo studio esiste, i risultati sono interessanti, ma l’interpretazione richiede prudenza.

 

I due biomarcatori “target” dello studio: telomeri e cellule senescenti

Il post si riferisce a un lavoro pubblicato su Aging (Albany NY) che ha misurato due indicatori spesso associati all’invecchiamento cellulare:

  • Lunghezza dei telomeri: sequenze ripetute alle estremità dei cromosomi che tendono ad accorciarsi con le divisioni cellulari e con stress ossidativo/infiammatorio.

  • Immunosenescenza: accumulo di sottopopolazioni di cellule immunitarie “senescenti” (vive ma funzionalmente alterate), legate a infiammazione cronica e declino della risposta immune.

 

Cosa ha fatto lo studio (in sintesi, con numeri)

Lo studio è un trial prospettico su 35 adulti in buone condizioni generali, ≥64 anni, arruolati presso Shamir Medical Center (2016–2020).
Protocollo HBOT:

  • 60 sessioni in circa 3 mesi (5 volte/settimana)

  • 100% ossigeno a 2 ATA per 90 minuti

  • pause “air breaks” da 5 minuti ogni 20 minuti (per ridurre rischio di tossicità da ossigeno)

I biomarcatori sono stati misurati a baseline, a metà (30ª sessione), a fine (60ª) e 1–2 settimane dopo l’ultima seduta.

 

Risultati principali: segnali biologici “in direzione opposta” all’età

Nei leucociti (sottopopolazioni di cellule immunitarie) sono stati osservati:

  • Aumento della lunghezza telomerica in più tipi cellulari (T helper, T citotossiche, NK, B), con incrementi medi spesso >20%; nelle cellule B l’aumento post-trattamento è riportato intorno a +37,6% (con ampia variabilità).

  • Riduzione di cellule T “senescenti”: ad esempio, T helper senescenti −37,3% post-HBOT; T citotossiche senescenti −10,96% post-HBOT.

Questi dati sono la base dell’headline “reverse aging”: non perché sia misurata l’età biologica dell’intero organismo, ma perché due biomarcatori legati all’invecchiamento immuno-cellulare si sono mossi in senso potenzialmente favorevole.

 

Meccanismo proposto: l’“hyperoxic–hypoxic paradox”

Gli autori interpretano il protocollo (iperossia intermittente con pause) come uno stimolo capace di attivare vie adattative tipiche dell’ipossia (paradosso iperossico-ipossico), con effetti su segnali rigenerativi e vascolari.
È un’ipotesi coerente con la letteratura di revisione su HBOT e biomarcatori dell’età, ma resta un’area in evoluzione.

 

Il punto critico: “provato” non significa “definitivo”

Qui sta la differenza tra divulgazione aggressiva e lettura scientifica:

  1. Manca un gruppo di controllo: senza confronto (es. sham o standard care), è più difficile escludere effetti del tempo, regressione verso la media, variabilità biologica o cambiamenti non rilevati. Lo stesso articolo discute questa limitazione.

  2. Campione piccolo e misure su sottogruppi: alcune analisi riportano N più bassi (es. 20–25) e una variabilità ampia sugli incrementi telomerici.

  3. Follow-up breve (1–2 settimane): non sappiamo se l’effetto persista mesi/anni, né se si traduca in outcome clinici (funzione, fragilità, rischio di malattie).

  4. Biomarcatori ≠ “ringiovanimento” globale: telomeri e immunosenescenza sono pezzi del puzzle. Invecchiamento biologico è multidimensionale (metabolico, epigenetico, mitocondriale, ecc.). Una revisione sistematica sottolinea proprio l’eterogeneità dei biomarcatori e dei protocolli di iperossia/HBOT.

Quindi: risultati promettenti come proof-of-concept, ma non ancora la prova che HBOT “inverta l’età” in senso clinico e duraturo.

 

Sicurezza e contesto: HBOT è medicina, non wellness generico

HBOT è una terapia consolidata per diverse indicazioni (es. malattia da decompressione, intossicazione da CO, alcune lesioni/ulcere, danno da radiazioni), tipicamente a pressioni nell’ordine di ~1,9–3,0 ATA in setting controllati. Anche quando appropriata, non è “banale”: gli effetti avversi più comuni includono barotrauma a orecchio/seni paranasali e alterazioni visive transitorie; eventi seri sono rari ma possibili. Inoltre, l’agenzia U.S. Food and Drug Administration ha richiamato l’attenzione sull’uso sicuro dei dispositivi HBOT, citando segnalazioni (rare ma reali) di incidenti gravi, inclusi incendi, e raccomandando stretta aderenza alle istruzioni d’uso.

 

Cosa portarsi a casa

  • Lo studio su adulti ≥64 anni mostra aumenti di telomeri e riduzione di cellule T senescenti dopo un protocollo HBOT intensivo.

  • È un segnale biologico interessante, ma non basta per dire che l’invecchiamento umano sia “invertito” in senso ampio: mancano controllo, follow-up lungo e endpoint clinici.

  • Se il tema è la longevità, l’evidenza oggi supporta HBOT come campo di ricerca promettente, non come scorciatoia già dimostrata per “ringiovanire”.

 

Nota: questo testo è informativo e non sostituisce una valutazione medica. In caso di interesse per HBOT, la decisione va discussa con specialisti in medicina iperbarica in strutture appropriate.

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